reStavo leggendo oggi che i bambini della 5b e 5c della scuola Poli di Cafaggio sono andati a visitare Palazzo Comunale e si sono intrattenuti con il sindaco Biffoni, con l’assessore al bilancio Faltoni e con il presidente del consiglio comunale Santi. Giusto far visitare il Palazzo ai piccoli studenti e insegnare loro il senso civico di governo cittadino, perché i bambini, si sa, sono il nostro futuro e hanno la mente ancora fertile per apprendere le cose e il dono di percepire i concetti della vita in maniera semplice, lineare e diretta. Una semplicità e un candore che però non va scambiato con una sorta di acquiescenza verso tutto ciò che viene detto da un adulto, anzi!
I bambini contemporanei, a differenza di noi figli della metà del novecento, hanno uno spirito di osservazione e un intelligenza tale da mettere in brutale imbarazzo, con domande secche e precise che pretendono risposte rapide semplici e sincere, l’interlocutore più preparato. Con altrettando semplice candore, che denota già un ragionamento logico e adulto hanno chiesto: “Quanto durano le tasse?”

Non saprei se il sindaco l’assessore o il presidente del consiglio comunale abbiano risposto con una supercazzola degna del Conte Mascetti ma sicuramente non avranno dato quella risposta soddisfacente che i bambini si sarebbero aspettato perché, paradossalmente, è molto più semplice far credere alle favole gli adulti che i bambini. Gli adulti sono disillusi, proni, e soprattutto talmente ottusi da credere a tutto ciò che viene propinato loro dall’era televisiva con i suoi artefatti mettendo in crisi la funzione politica degli ortaggi o della uova che, a gli occhi di un bambino, costituivano da sempre l’antitesi reale alla tesi vacua e bugiarda del politico trombone. Ecco perché la semplice domanda, “Quanto durano le tasse?” posta in maniera ingenua da un bambino ha il potere di rendere nudo il re, come nella famosa favola di Hans Christian Andersen.
Contro i bambini e la loro genuina giustezza, non fanno presa il politichese, le frottole elettorali, le voci di bilancio preventivo, gli ammanchi di cassa, i conti che tornano ma che non tornano, taluni fogli rigirati in mille posizioni per essere letti da più angolazioni per dar adito a pareri contrastanti, cose invisibili che ci vengono spacciate per verità da questi maldestri illusionisti da avanspettacolo.
“Quanto durano le tasse?” equivale a gridare “il re è nudo! ” in faccia ai potenti per farsene beffe, per costringerli al silenzio o a un ennesima bugia, ad ammettere un imbroglio, per costringerli, insomma, a vergognarsi di loro stessi. E queste grida dovrebbero servire anche per risvegliare le coscienze degli adulti che ancora rimangono interdetti e abbagliati da questi vestiti nuovi che solo i pària riescono a vedere.

Dovremmo avere tutti la stessa ingenuità, lo stesso entusiasmo e lo stesso coraggio di quei piccoli della scuola elementare Poli di Cafaggio. Dovremmo tornare nelle piazze, sventolando le nostre ricevute di pagamento della Tasi e gridare in unica voce “Quanto durano le tasse?” Perché se i bambini sognano e fanno grandi progetti per l’avvenire, sta a noi cittadini non deluderli lasciando loro questa cambiale da pagare. L’ennesima cambiale da pagare.

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