comunisti 1Chi ha meno di 30 anni conosce poco la semantica della parola comunismo e quel poco è simile a quattro asserzioni in croce assorbite come fossero delle teorie dei giochi sviluppate dalla eccelsa mente di matematico. Oggigiorno un’intera era storica, quella dottrinale del comunismo, è divenuta una sorta di buco nero inesplicabile e abbandonato a beceri schiamazzi di una pubblicistica di infima qualità fatta di hastag imbonitori.
Eppure il comunismo, seppur morto nella ideologia, nella sostanza vive ed è in mezzo a noi! Ne abbiamo avuto una prova recente proprio a Prato, per come è stato gestito l’affaire del presidente ASM, Alessandro Canovai.

Canovai risulterebbe coinvolto in un’inchiesta della procura di Catania forse in maniera marginale, ma tanto è bastato affinché il sindaco Matteo Biffoni si sia sentito indignato e incredulo per non esserne venuto a conoscenza dal diretto interessato. Certo, il comune di Prato, socio unico e di maggioranza della azienda partecipata ha il diritto di sapere come stanno le cose ma è pur vero che il brillante Canovai mai ha messo in imbarazzo l’azienda, continuando spedito sulla strada del rinnovamento e riconversione della municipalizzata in vista delle future sfide per la gestione dei rifiuti urbani in ambito regionale. Ma come il comunismo impone, serviva una scusa banale o no, per far si che tutti, e non solo il sindaco, si sentissero obbligati a dire la loro, come ai tempi dei soviet comunisti, quando era il commissario politico a comandare anziche il responsabile del Kolchoz. In questo esiste un parallelismo con le moderne aziende multiservizi di oggi, che devono essere guidate non da manager esperti ma da tesserati del partito, e visto l’andazzo meglio se avvocati, che devono essere piazzati su qualche poltrona in modo che il sistema si alimenti verso il basso con assunzioni e favori da dispensare e ramificare allo zoccolo duro del proprio elettorato. Perfino l’assessore al bilancio ne ha approfittato per puntare il dito, ben sapendo che i mancati introiti della TIA provengono dall’evasione delle aziende cinesi. Sempre a proposito di comunismo, un altro esempio inerente all’argomento è la riunione del politburo del PD pratese che con medoti staliniani da tribunale del popolo, ha deciso che Canovai deve essere rimosso dal suo incarico. Chissà come avrà tremato il manager di ASM alla pretesa perorata al sindaco da parte di Berjia/Bosi. Per logica di cose l’incontro chiarificatore tra il sindaco Biffoni e il top manager non ha apportato sostanziali differenze, tanto che Canovai è stato riconfermato nel suo ruolo mentre il PD pratese ha perso l’ennesima occasione per tacere prima di intervenire a sproposito. Certo, da tempo immemore il PD cittadino conta quanto picche con briscola cuori in quanto somiglia sempre più a un manipolo di piccoli mocciosi a cui è stato concesso un giocattolo per trastullarsi sottoposti, beninteso, al controllo di occhi che vigilano da lontano. Tutto a tarallucci e vino dunque? Non proprio. La scalata alla più grande partecipata del Comune di Prato è appena iniziata, tant’é che sia il PD con i suoi arditi lottatori dal cipiglio e la levatura giusta per una disputa di una partita di curling sia qualche personcina di SeL rimasta buone zitta e inerme fino ad adesso, fregandosene dell’ampliamento di Peretola e dell’ecologia, hanno cominciato subito a starnazzare nel grande pollaio della sinistra. In conclusione questa vicenda mostra senza dubbio alcuno una costante marcia di cambiamento dalla vecchia ideologia sociale e comunista verso un residuale progressismo del PD e del nugolo di asteroidi della sinistra che non propongono più prospettive, idee, visioni, sostanza, ma unicamente l’ambizione di entrare nelle stanze del potere economico delle partecipate. E in questo caso, e senza fare scandalo ai gioppini della sinistra, Consiag ha avuto molto da insegnare……

Advertisements