socrateSuccedeva di sicuro anche nell’età antica dei trenta tiranni, che se uno si permetteva di criticare il governo di Atene e le misure disposte dal vigente ordine costuituito, venisse subito, sollecitato a esprimere una contromisura, un’alternativa, pena la condanna al disfattismo, all’accidiosa e inetta impotenza, alla frustrazione di sentirsi abbaiar contro coloro che avevano contribuito a far eleggere.

E figuriamoci se non succede oggi che anche il più modesto consigliere comunale, a fronte del poderoso dispiegamento di un incondizionato consenso e di un entusiasta assoggettamento di media a opinione pubblica al potere ripristinato e alla sua logica tutta veterocomunistica dell’impossibilità di opporre qualsiasi pensiero “diverso” rispetto al buon senso civico che un amministrazione cittadina dovrebbe avere. Il reo viene richiamato all’ordine e gli viene richiesto di esprimere in tempo reale opzioni e soluzioni dissimili ma immediatamente praticabili, operative, realistiche, con la pretesa nemmeno tanto sommessa che solo così si può rivendicare diritto di opinione, autonomia di giudizio, che di ascolto e partecipazione alle scelte, per legge e potenza di regime, nemmeno si parla più.

Insomma tra le tante facoltà negate anche ai consiglieri di maggioranza, al primo posto si colloca quella di opporsi, di giudicare, magari con la speranza di contribuire a far circolare soluzioni idonee per la città o  di protestare per un inadeguato prevvedimento. E’ ciò che è successo e succede sovente a quei consiglieri comunali che spesso si ritrovano in contrasto con le decisioni della giunta ricevendo in cambio, non supporto o considerazione, ma sprezzo e incazzature anche variopinte come è capitato recentemente a una consigliera della Lista Biffoni che è stata apostrofata in malo modo nientepopodimeno che dall’assessore alla cultura il quale, da avvocato a cui mancano le principali nozioni grammaticali, non ha saputo esprimersi meglio che  battere i pugni sul tavolo e fare la voce grossa come un Bogdanovic di noartri. Per non parlare della questione aeroporto, sempre i consiglieri della lista Biffoni, hanno manifestato tutta la loro contrarietà alla decisione del “capo” di non presentare ricorso al TAR.

E se è vero che se Atene piange, Sparta non ride anche i consiglieri della opposizione non sono stati risparmiati dalla scure semantica dei tiranni, come è capitato alla zelante consigliera grillina Silvia La Vita che a forza di presentare question time in consiglio comunale per i più disparati argomenti, è stata tacciata come rompicoglioni. Oppure come è capitato al consigliere pratocenniano Antonio Longo che, da persona preparata e come un novello Trasibulo, ha richiesto l’inammisibilità della cifra, 500 mila euro, elargita quasi come misera regalia a fronte di un incasso Tasi di 21 milioni di euro ricevendo solo imbarazzati silenzi di scherno.

Siamo in una nuova tirannia: loro comandano e loro devono dimostrare di saperne di più di tutti anche a costo di usare gesti e parole intimidatorie come da dottrina della buona scuola Consiag/Estra! Questi sono i nuovi tiranni, che per rendere più credibile il loro intento usano l’enfatica meraviglia, l’altisonante disapprovazione per le mele marce, per i compagni che sbagliano, che per carità non finiscano per contagiare anche altri, probi cittadini, società civile, insomma quella plebe che viene promossa a popolo solo quando è oggetto di quella forma di feroce persuasione chiamata appunto populismo.

Advertisements