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Secondo il drammaturgo russo Josif Brodskij il modo migliore per vivere Venezia è come lo potrebbe fare un gatto. Starebbe acciambellato su una vera da pozzo, lasciando che le cose vengano a lui, contemplando pigro e indolente quello che avviene intorno, cogliendo solo ciò che serve e tralasciando la fiumana di turisti curiosi.
Fossi un gatto a Prato invece me ne starei guardingo, appollaiato sopra qualche albero del Mercatale, con il terrore di scendere per non incappare in qualche malintenzionato e spacciatore.

Purtroppo questa è la situazione a Prato. I cittadini che hanno creduto in #unaltrastoria , che hanno pagato a malincuore l’ingiustificabile aumento della Tasi,  che si ritroveranno un parco in più e un assistenza sanitaria in meno, stanno cominciando ad avere paura. Paura fisica, paura per le aggressioni, paura dei vandalismi impuniti e di questa imperante delinquenza dovuta alla mancanza di percepibile sicurezza.  Una paura ingigantita  a dismisura e avvertita a pelle anche grazie all’inania della giunta comunale che non solo non riesce a invertire questa deriva ma addirittura scende di livello promettendo una sistemazione per i Rom di viale Marconi a discapito, forse, di altre persone ben più meritevoli. Prato ha paura e si sente nuda di fronte a queste angherie. La città ha bisogno di avere una guida ferma e un livello di sicurezza accettabile e non certo di un sindaco che a malapena, nonostante i buoni uffici con il potere centrale, riesce a strappare solo un pugno di vigili urbani, preferendo quell’immobilismo sorridente e serafico tipico dei clown seduti  sulla panchina di Mc Donalds a uso di improbabili selfie.

Non è più tempo di immobilismo signor sindaco! Non se ne stia seduto aspettando che qualcuno proponga l’ennesimo tavolo di discussione sulla sicurezza dove poter mostrare la clownesca faccia da social network mentre si discute di pubblica sicurezza e di militari si/militari no con il prefetto. I cittadini sono provati da questo continuo escalation malavitoso e stanno avvertendo lo stesso panico che si provava in era medievale, quando il ponte levatoio si abbassava sotto l’attacco dei barbari subendo intimamente ciò che i tedeschi definiscono Torschlußpanik ovverosia quell’ansia provata quando ci si rende conto che la nostra vita è appesa a un filo e le chance di realizzare i “nostri sogni” diminuiscono  ogni giorno.

Non e più tempo di oscuro medioevo né di scintillante immobilità. È tempo di dare risposte ma soprattutto di fornire sicurezza.

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