WCENTER 0JICCBQMAC                FOTO ANGELO CARCONI / TOIATI CRONACA - IL MESSAGGERO DISAGI DEI PAZIENTI ALL' OSPEDALE SAN GIOVANNI

Pochi giorni ci separano dalle elezioni e i candidati, come nella migliore tradizione della commedia dell’arte, si mettono in riga con la loro maschera migliore e dai palcoscenici mediatici ci chiedono il voto. Le new entry si prodigano con programmi lucidi come macchine nuove, quelli vecchi di candidature moltiplicano i passaggi tra rete e TV per mostrare quanto hanno fatto di bene, chiedendo altro tempo per fare meglio. Ma tra mostrare e dimostrare c’è differenza, molta più di una semplice locuzione verbale definita. Mostrare racconta il presente, per farlo basta un video, un sorriso doppio smalto, una bella cravatta , una comoda posizione con ottima prospettiva di luce e una buona disposizione alla dialettica.  Un politico vero in fondo la possiede per natura , un politico navigato ne fa addirittura un uso strategico ogni volta che si rende necessario. Il tempo migliore in uso alle personalità dal carisma dirompente in zona elettorale è sempre il futuro, tempo facile in divenire, che essendo appunto ancora tutto in essere necessita per giusta attendibilità anche molta fede. Dimostrare invece è un tempo al passato, al quale la figura accattivante del politico che promette deve guardare con attenzione. Nel passato ci sono le azioni, le rimanenze delle vecchie propagande andate a vuoto e, peggio ancora degli scheletri minacciosi dell’irrealizzato, ci sono le brutte storie, quelle indecenti e troppo gravi per essere nascoste sotto i tappeti eleganti delle rassegne elettorali. Di fronte a progetti nati falliti ugualmente voluti e venduti come utili, di fronte all’ evidenza di un meccanismo realizzato per mantenere guadagni e potere, e’ sempre difficile dimostrare il contrario senza graffiare gli specchi. Esiste ancora chi è propenso a bere la politica, ma basta toccare i tasti di interesse popolare più sensibili che anche i meglio disposti finiscono per non credere più a nulla. Molti di questi, sono certo passati dal nuovo Ospedale di Prato. Si è parlato e scritto di tutto sulla finanza di progetto, si sono svolte interminabili serate a tema sull’intensità di cura come futuro della moderna sanità. Si è fatto opera di convincimento sulla bontà dell’opera, qualcuno si è lasciato prendere e ci ha creduto. Ora che è tutto operativo, ora che i giochi sono fatti, ora che la gente ha addosso tutte le problematiche della novità, ecco che la verità comincia a nascondersi male. E in campagna elettorale diventa argomento minaccioso come un buco nero. Visto di notte, la bestia ha l’aspetto fumante di un drago che dorme, ma così vivo e presente da sputare fuoco dalle narici ad ogni respiro. Brilla come un’astronave e probabilmente consuma uguale, perché le luci restano accese di continuo e si alimenta di energie non rinnovabili. Nonostante questa prima difficoltà (piuttosto grave dal momento che il secolo appena avviato è alla continua ricerca di strategie utili a far sopravvivere il pianeta) essendo costruito in cartone, plastica e profili di alluminio si può dire che sia veramente tutto riciclabile. Lo si può descrivere e demolire da un punto di vista strutturale, architettonico e funzionale. Per la mancanza di spazi, per l’uso improprio di quelli invece molto grandi che sottraggono posti letto e lo fanno assomigliare ad un mega store, per la mancanza di finestre, per l’aria condizionata centralizzata che ricicla la stessa aria ovunque, e che speriamo sia sempre servita da ottimi filtri. Per essere sottodimensionato, costruito su un terreno motoso, letto di torrente deviato e antica risaia, che necessita di continui drenaggi grazie a rumorose pompe. Si può dire tutto.
Ma è un’altra questione che potrebbe giocare forte perché nessun voto venga dato a coloro che l’hanno progettato e voluto a forza. Una struttura nata per aiutare l’uomo nel momento più difficile, nella debolezza della malattia non si può permettere di dimenticarlo e peggio schiacciarlo e farlo sentire “prodotto”. Il suo disagio fisico non è un grafico per fissare gli utili. Si doveva capire e intervenire subito, quando gli ospedali subito dopo essere Usl diventarono Asl. Le aziende si possono permettere la contabilità, valutare profitti e perdite, sperare nei ricavi . Con le persone non può funzionare e lo scapito non sarà la differenza dare avere. Non sarà nemmeno aver costruito una struttura nata vecchia e pagata carissima dalla collettività in una città già penalizzata da pessime scelte urbanistiche. Il vero scapito saranno le persone stesse che non possono essere organizzate come oggetti in una catena di montaggio. E retaggio di certe ideologie pensare gli uomini come cose, rinchiuderli in spazi claustrofobici ad illuminazione sintetica, sistemarli in file assurde come pacchi in attesa di spedizione nei corridoi del primo soccorso, sfiancarli con attese lunghe, abbracciati alle lettighe con l’ ansia di quello che sarà, e farli sentire piccoli, isolati, soli, infinitamente vulnerabili!
La nostra epoca poteva permettersi l’ evoluzione sperata in tutti i secoli precedenti e non necessariamente sarebbe costata di più. La promozione umana doveva essere il primo obiettivo per sollevare la sofferenza nella nostra epoca di civiltà invece abbiamo, nel terzo millennio, un ospedale dove si mangia, si piscia, ci si lamenta e si muore, protetti solo da una tenda arancione, senza riferimenti religiosi che ci ricordino di avere un’anima , di avere ancora sensibilità e quindi anche una via di fuga dal dolore.
Questo è il Nuovo Ospedale di Prato. Un posto dove non si può scegliere, il pezzo meccanico di un potere che ha deciso e lo ha fatto senza di noi, lo stesso che vende la libertà politicamente corretta negli slogan e poi te la fa pagare cara al parcheggio. Di questo mi ricorderò quando darò il mio voto alla regione.
Con l’ unica possibilità di scelta che mi resta voglio un mondo umano. Una finestra che mi renda il valore del tempo, delle albe e dei tramonti, per desiderare tutti i giorni della vita che restano ancora. Possiamo essere vittime di ogni menzogna, restare illusi da qualsiasi falsita, ma vedersi negare il sole, l’aria fresca, e perfino il rumore della pioggia nella sofferenza, dimostra che siamo vittime di una politica priva di contenuti che ci ha dimenticato, e non merita perciò di amministrare niente e nessuno.

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